Hanno già aderito all'iniziativa:
lo storico FRANCO CARDINI,
il direttore di Mondoperaio LUIGI COVATTA,
CARLO SORRENTINO, docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Firenze,
MARIO PATRONO, ordinario di Diritto pubblico all'Università "La Sapienza" di Roma,
VALENTINO BALDACCI, docente di Progettazione e comunicazione culturale all’Università di Firenze
SALVO ANDO', Rettore dell'Universtità Kore di Enna,
GIULIANO PENNISI, docente di Diritto del Lavoro e della Legislazione Sociale all'Università di Genova,
GIANFRANCO PERULLI, docente di Diritto amministrativo all'Università di Venezia
ALESSANDRO ORSINI, docente di sociologia politica all'Università "Tor Vergata" di Roma,
LIO SAMBUCCI, docente di diritto amministrativo all'Università di Cassino,
GIANRICO RANALDI docente di procedura penale all'Università di Cassino.
La legge elettorale in vigore sarebbe piaciuta molto anche a Caligola che avrebbe potuto fare senatore non solo il suo cavallo, ma anche cani, gatti e galline.
Una cosa è certa: l’attuale legge elettorale è la peggiore che l’Italia abbia mai avuto perché non rappresenta la volontà degli elettori se non in minima parte, favorisce l’instabilità dei governi e distorce il meccanismo elettivo trasformandolo in una sorta di ‘investitura’ monarchica che trasforma i parlamentari in ‘affiliati’.
Non è un caso se il suo stesso autore, l’attuale ministro della Lega, Roberto Calderoli, ha voluto graziosamente, ma onestamente, battezzarla con il dispregiativo di ‘porcellum’.
Vale la pena di ricordare che oggi con meno di un quarto dei voti espressi, considerando che alle politica votano mediamente due italiani su tre, una coalizione o un partito può ottenere la maggioranza assoluta della Camera, con un ‘super premio’ che la porta ad avere il 55% dei deputati. Inoltre il sistema delle liste bloccate, anche questa una novità assoluta nei sistemi liberali di democrazia parlamentare, consente al leader della coalizione di ‘nominare’ deputati e senatori, che non vengono scelti dagli elettori, ma appunto accettati a scatola chiusa.
E a questo proposito non vale l’obiezione secondo cui anche col Mattarellum, il sistema elettore vigente prima, avveniva la stessa cosa. È vero infatti che il candidato nel collegio veniva indicato dai partiti e concordato con la coalizione, ma anche che era molto rischioso imporre una figura ‘sgradita’ agli elettori, sia perché si poteva perdere il collegio – com’è avvenuto – sia perché comunque il minor risultato raccolto in termini di suffragi pesava alla fine sui risultati totali del partito e su tutta la coalizione. Insomma si rischiava l’autogol.
Certamente se ne facciamo un bilancio spassionato, non sfacciatamente di parte, dobbiamo concordare sul fatto che il ‘porcellum’ per quanto riguarda l’assegnazione del premio di maggioranza è paragonabile alla fascistissima legge Acerbo che portò Mussolini al potere nel ’24 mentre al confronto la famigerata Legge Truffa, contro cui si batterono strenuamente i socialisti nel ’53, ci appare oggi come assai più equilibrata e democratica perché pretendeva almeno che per assicurarsi il premio di maggioranza che assegnava il 65% dei seggi, si superasse, anche se solo di un voto, la metà assoluta dei voti ottenuti.
Dunque che fare? Logica e buon senso vorrebbero che il Parlamento si dedicasse a cambiarla. Apparentemente l’intenzione c’è perché sono oltre una trentina i disegni di legge in questo senso. Ce n’è pure uno del vicepresidente del Senato, Quagliariello del Pdl, che propone di modificare – in peggio - il sistema per l’attribuzione del premio di maggioranza al Senato. C’è l’intenzione, ma manca la volontà, forse anche perché nessun segretario di partito si vuole privare di questo straordinario strumento di potere che è la ‘lista bloccata’.
Occorre premere perché si imbocchi davvero la strada di una modifica seria, ma i socialisti non sono presenti alle Camere e per questo abbiamo ritenuto che l’unica alternativa concreta sia quella di un referendum che cancelli almeno gli aspetti più odiosi del ‘porcellum’, lista bloccata e premio di maggioranza.
Vogliamo restituire ai cittadini il diritto scelta, la possibilità di cancellare questo obbrobrio. Stiamo facendo nascere il comitato promotore del referendum, che è la strada maestra da seguire rispetto ad una legge che non ha garantito neppure la governabilità, come ci dimostrano i fatti delle ultime ore, e a gennaio se, come riteniamo, alle Camere non saranno stati fatti passi avanti, noi presenteremo il nostro referendum.
RICCARDO NENCINI